AI Overview di Google: la minaccia al traffico organico
Qualche giorno fa, il nostro CEO Andrea Mazzeo ha pubblicato su Linkedin un post che fotografa con precisione chirurgica un fenomeno che riguarda tutti noi: l’arrivo degli AI Overview nei risultati di ricerca di Google.
Il dato è brutale: quando appare una risposta AI generata, il primo risultato organico passa dal 7% al 2% di click. Tradotto: quasi -35% di traffico sparito.
Il “60% problem”: come gli AI Overview cannibalizzano la SEO
Altri studi parlano addirittura di un “60% problem”: a seconda del settore, tra il 15% e il 64% del traffico organico viene risucchiato dall’Overview. Numeri che ribaltano vent’anni di certezze sul valore della SEO.
E la beffa è doppia: i link che un tempo erano il premio per anni di ottimizzazione oggi finiscono oltre i 1.500 pixel di scroll. Non sono più above the fold, ma sotto il tappeto. Invisibili.
Il tutto mentre Google utilizza quei contenuti (gli stessi dei publisher che monetizzano con AdSense) per alimentare la propria risposta AI, seppellendo però gli originali così in basso da renderli inutili.
Risultato? Perdono gli inserzionisti Ads, che pagano per visibilità ridotta. Perdono i publisher AdSense, che vedono i propri stessi contenuti cannibalizzati. Perdono le aziende che avevano investito tutto in SEO.
Database proprietari: l’unico asset che non può essere espropriato
La conclusione è semplice quanto dura: affidarsi solo a SEO e SEM oggi significa pagare l’affitto a un padrone che può sfrattarti in qualsiasi momento.
Ed è qui che emerge la vera lezione. C’è un terreno che non può essere espropriato, un asset che non dipende da Google, Meta o da altri gatekeeper: i database proprietari.
Le liste email, i contatti, le relazioni costruite nel tempo: questo è capitale che resta in casa. Non è soggetto ad algoritmi, non è a rischio “scroll infinito”.
Ogni indirizzo, ogni contatto segmentato, è un mattone nella costruzione della tua indipendenza digitale.
Email marketing: il ritorno alle origini (ma con strumenti nuovi)
Se vent’anni fa le aziende hanno corso dietro al posizionamento organico, oggi il vero vantaggio competitivo sta nell’avere una lista di contatti pronta, profilata, conforme al GDPR.
Con un database B2B validato puoi:
- raggiungere direttamente i decisori, senza filtri;
- segmentare per settore, paese, dimensione aziendale;
- automatizzare campagne personalizzate e scalabili;
- misurare ritorni reali, senza l’opacità degli algoritmi.
In un mondo in cui la reach è sempre più affittata, le email sono l’unico canale davvero owned.
Dal ranking all’indipendenza
Per noi è filosofia: l’asset più solido è la relazione diretta. Mentre i colossi cambiano regole, layout e algoritmi, un database proprietario resta tuo.
Il futuro non è nel ranking.
Il futuro è nell’indipendenza dai gatekeeper.









