La validazione email è come suonare al citofono: a volte rispondono, a volte no. Ecco come il nostro Validatore interpreta MX, DNS e dialoghi SMTP per darti dati più affidabili.
Validazione email: c’è Ajeje Brazorf?

Negli ultimi mesi uno degli sforzi di sviluppo più tosti che abbiamo affrontato è stato creare un Validatore Email proprietario per rendere sempre più affidabile la nostra base dati.
Ovviamente le verificavamo anche prima (vendere database B2B senza validazione delle email è un atto sconsiderato che espone gli acquirenti a seri problemi di blacklisting: sinceratevene sempre). Usavamo tool di validazione affidabili. Ce ne sono in giro, anche tosti, e con un paio abbiamo sviluppato nel tempo un buon rapporto di collaborazione.
Ultimamente però avevamo notato alcune incongruenze e piccole inesattezze che ci hanno convinto a impiegare le nostre energie mentali (ed economiche) nello sviluppo di un tool moderno, sicuro e funzionale che ci desse garanzie solide e risposte affidabili.
Per sviluppare un’app del genere devi, come si dice, mettere le mani nella marmellata.
Non puoi restare in superficie: devi scavare nei meccanismi complicati dei protocolli e dei server di posta, possibilmente senza perderti (impresa non semplice).
Una delle cose più bizzarre nel “core” della verifica è il dialogo che fai con i server del destinatario.
Per far capire a tutti, anche ai non addetti ai lavori, come funziona questo dialogo, abbiamo usato un’allegoria che ci ha aiutato anche mentre scrivevamo il codice: il citofono.
Perché verificare un’email è un po’ come suonare ai citofoni.
Tu provi, e poi vedi che succede.
A volte ti aprono, a volte non ti risponde nessuno. E a volte ti rispondono in modo bizzarro.
Il nostro Validatore Email funziona più o meno così:
Citofona ai domini e, in base a come (o se) rispondono, capisce chi c’è dietro.
Caso 1: MX mancante
Arrivi sotto casa e il citofono… non c’è.
Magari c’era, ma adesso no. C’è un buco.
Te ne vai e ti riprometti di tornare un giorno per vedere se l’hanno reinstallato.
Caso 2: Email disposable (quelle temporanee, usa e getta)
Citofoni e chiedi “c’è Mario Rossi?”.
Ti risponde una voce metallica, da robot: “Certo che c’è.”
Non ti ha convinto, te ne vai e probabilmente non ci tornerai mai più, annotandoti l’indirizzo.
Caso 3: Catch-all (server che accettano tutto)
Citofoni e chiedi “c’è Gigi?” – “Certo!”
“E Ajeje Brazorf?” – “Sì sì, anche lui!”
“E la Cremeria?” – “Sì, anche lei!”
Non ti resta che sorridere e andartene: se dicono di sì a tutti, mentono per sport.
Caso 4: Greylisting
“C’è Mario?”
“Non so, fammi cercare in casa… ripassa tra 15 minuti.”
E tu ripassi, dopo 15 minuti, sperando che nel frattempo abbiano trovato Mario.
Caso 5: Timeout
Suoni al citofono. Silenzio.
Forse dormono, forse non c’è linea, forse il citofono è di design e non funziona.
Magari un altro giorno ci torni per vedere se si sono svegliati.
Caso 6: Sender rejected
Citofoni e dici “Ciao, sono Andrea di Bancomail e…”
Non fai in tempo a finire che ti rispondono:
“Ah no, con voi no, grazie.”
Ti viene in mente il venditore del Folletto che ogni tanto bussa anche da te.
Fine della conversazione. (Magari un giorno ripasserai, ma con un altro nome.)
Caso 7: SMTP rejected
“C’è Mario?”
– “Mario chi? Mai sentito.”
“Strano, abitava qui prima…”
– “Può darsi, ma adesso non c’è più.”
Ti dispiace un po’ per Mario, ma pazienza: almeno sono sinceri.
Caso 8: Email valida
Citofoni, ti rispondono, ti aprono.
E ti passano davvero Mario.
Sono sinceri anche loro: hai chiesto prima anche di Ajeje e ti hanno risposto “Ajeje chi?”
Tu sei commosso. Te ne vai e non parli con Mario per non far trasparire l’emozione, ma sei felice e leggero.
In sintesi
Verificare email, in fondo, è questo:
Un giro di citofoni digitali tra chi non c’è, chi finge, chi ha paura, chi non sa, e chi, miracolosamente, risponde.
Noi lo facciamo migliaia di volte al giorno, con un certo stile.
Educati, puntuali e con un algoritmo che non sbaglia un colpo.
Perché anche nel mondo digitale vale sempre la regola base del condominio:
Se nessuno ti apre, è meglio non insistere.
Ma se ti aprono troppo velocemente, forse è meglio non entrare.
PS:
Grazie a chi ha letto fino in fondo questo articolo, che ha l’ambizione di far sorridere in un ambito di solito serioso.
E grazie ad Aldo, Giovanni e Giacomo per la gag immortale di Ajeje Brazorf, e alla Motta per lo spot su Gigi (e la Cremeria).








